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11-12-2005
Storia della Birra

Storia della Birra.

La Storia della birra

Periferia della città di Ur, la più potente e più popolata dell'impero sumero. Un giorno qualsiasi di circa seimila anni fa.
In una capanna di paglia e fango ben diversa dalle monumentali costruzioni del centro città vivono una coppia di sposi con un paio di marmocchi e la madre della sposa, rimasta vedova. Ai margini di quella lurida e arcaica didonville sopravvive alla meglio un cane.
Durante uno dei rari giorni di pioggia (a quel tempo la temperatura media sulla terra era di 3 gradi centigradi più alta di quella attuale) ecco che gli abitanti del tigurio vi si rifugiavano in tutta fretta, lasciando un pezzo di pane in una ciotola.
Quel cibo viene dimenticato, inzuppato com'è dal violento scroscio d'acqua venut dal cielo. ALcuni microrganismi presenti nell'aria, cioè funghi microscopici, finiscono in quella zuppa di pane rimasta vicino alla casa e, considerato che la temperatura non era di regola inferiore ai 30 gradi, ecco che comincia a fermentare.
Dopo un pò il cane, assetato a causa della opprimente calura, si avvicina alla ciotola e lappa un pò del contenuto. Nel breve volgere di qualche minuto il cane entra in casa, fa la pipì dappertutto, cerca di mordere le molli rotondità della suocera e, invece di camminare in linea retta, procede zigzagando in modo curioso.
Il padrone di casa, quotidianamente vessato dalla querula presenza della suocera, ha l'opportunità di sfogare la sua rabbia contro il malcapitato e incontinente cane e lo caccia fuori di casa cercando di appoggiargli un calcione.
Il cane è solo apparentememente colpito da un raptus di follia, infatti non appena uscito ritorna con piacere a lappare nella ciotola sotto gli occhi ancora furenti del Sumero. Per nulla ammaestrato dall'esperienza precedente il cane fa il bis delle bravati precedenti, poi si addormenta profondamente.
Il padrone di casa è furioso ma al contempo sconcertato da un simile comportamento canino: tra l'altro quelle bizzarie rappresentano una novità assoluta in quel fedele compagno domestico. Il Sumero non sa proprio che pesci pigliare. Ecco perchè piglia la ciotola e imita il cane, bevendo quella semplice ma strana zuppa.
Passa un quarto d'ora, forse qualcosa in più. Il Sumero si sente un altro. E' come se, bevendo quell'intruglio, gli si fossero schiuse le porte della verità, che viene percepiata per la prima in vita sua in modo chiaro, netto preciso. Ormai sa che cosa deve dire.
In preda ad un'ebbrezza particolare entra nell'area del focolare e affronta la suocera, dicendole tutto quel che pensa su di lei e sulle sue ascendenze, madre e padre compresi. E' un fiume in piena, tumultuoso e impetuoso. Non usa giri di parole: riicorda fatti e avvenimenti in cui ha dovuto chinare il capo. Gli sono rimasti come mattoni e rospi nello stomaco e ora li rigurgita tutti con un impeto che non credeva nemmeno di possedere. L'urlata è finita. Il Sumero si è sfogato. Esce di casa e si addormenta sotto una palma.
Il giorno dopo capisce che quella zuppa di pane ha qualcosa di magico. La riproduce e ottiene gli stessi risultati, con la differenza che questa volta è il vicino di campo a ricevere improperi e insulti, frutto di un'annosa e problematica convivenza.
Il Sumero capisce che, bevendo un simile intruglio, non ha più su cosa dire e come agire. Perciò battezza quella nuova scoperta con il termine sumero se-bar-bi-sag, che significa 'la bevanda che fa veder chiaro'.

 

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